A distanza di più di 25 anni dalla messa in onda, I Soprano sono ancora qui a parlare di noi, della famiglia e dei nostri insulsi capricci – la recensione
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Se siete qui a leggere dopo aver visto (e forse apprezzato quanto me) la recente Succession (la cui ultima stagione è andata in onda nel 2023); e se sperate di ricevere la conferma che la sopracitata serie e la precedente I Soprano, entrambe prodotte dalla benemerita HBO, siano gemelle legate dallo stesso sangue e DNA… Beh, vi state rovinando la possibilità di assaporare un piatto decisamente più forte, denso e corposo. Oltre che spudoratamente piccante, tanto quanto le battute taglienti dell’ingombrante (e non solo per il peso corporeo) protagonista Tony Soprano, interpretato dal compianto James Gandolfini (scomparso nel 2013, cinque anni prima del debutto televisivo di Succession).
Non che a Succession mancasse qualcosa, anzi: sceneggiatura degna di un Pulitzer, condita da una pregiata messa in scena, valida erede contemporanea della tragedia greca antica. Nonché una regia da Premio Oscar (l’episodio pilota è diretto da Adam McKay, tanto per dire), a cui si aggiunge un cast altamente competente e interpretazioni sontuose (gli attori principali sono diventati delle celebrities).
Senza tralasciare l’importanza riposta nell’estetica delle immagini. La fotografia sfrutta la patina cinematografica, pulita ed elegante, tipica della fiction; poi però simula altrettanto bene il documentario con un tocco da true-drama. O per meglio dire, adocchiando alle modalità narrative tipiche del sotto-genere del mockumentary. La serie de I Soprano riesce invece a spiazzare lo spettatore attraverso un mix esplosivo di generi e caratteri, stili e modalità originali e imprevedibili: si passa dal riso al pianto, dal crudo realismo di un omicidio alla spietata lotta fratricida tra famigliari, parenti, amici e colleghi.
Nel farlo David Chase, deus ex-machina o se preferite show-runner, non ha solo scritto gran parte degli episodi, ma ha coinvolto a sè un team di professionisti, dagli sceneggiatori ai registi, che invece di cambiare di stagione in stagione (in totale sono sei, dal 1999 al 2007) sono rimasti pressoché identici. Una garanzia di successo (ahimè, quante serie odierne hanno perso la propria bussola non appena il loro creatore si è dato alla fuga) a resa di una narrazione coerente e lineare da cima a fondo.
Si gusta appieno l’evolversi di questa epopea famigliare sui Soprano. Ma è altresì una storia universale, concreta e in soldoni con i piedi ben ancorati a terra. Non aspettatevi sequenze epiche a mo’ de Il Padrino e Scarface, per citare due dei gangster-movie più noti al pubblico. Se proprio dovessimo azzardare un paragone, la profondità dei personaggi e la meticolosa costruzione delle relazioni all’interno di un cast ampio e corale, ricorda il cinema di Martin Scorsese. Lo stesso autore che ci ha regalato perle senza tempo quali Taxi Driver, Casino Royale e Quei Bravi Ragazzi.
Proprio l’espressione “senza tempo” si addice all’eredità de I Soprano: una serie che, a distanza di quasi vent’anni dalla sua conclusione, continua ad essere attualissima. Tale da rendere sconvolgente ogni avvenimento, come se avvenisse di fronte ai nostri occhi nell’immediato presente. Si parla infatti della quotidianità: i diverbi tra marito e moglie, le crisi adolescenziali dei figli, la depressione dei giovani, la perdita dell’innocenza, l’incertezza della vecchiaia e via discorrendo.
Impossibile non immedesimarsi nelle vicende, impossibile rimanere impassibili.
Eppure la regia è scevra da facili espedienti volti soltanto ad enfatizzare il dramma. Quanto invece risulta fredda e austera come l’occhio di un cronista e imparziale come un giudice. Non c’è morbosità nel mostrare un omicidio, che spesso avviene nella durata di un battito di ciglia; così breve da risultare tagliente come la lama di un coltello. Nessuna enfasi sul gesto, ma le conseguenze emotive di un dato comportamento sono realmente impattanti e compiutamente riuscite nella loro funzione espressiva.
Oppure, parlando sempre della direzione artistica, per come il racconto si dispiega preciso e indifferente: la cinepresa mostra bene l’incrinarsi dei rapporti nelle scene più scostanti e cariche di rabbia. Ma il tutto esplode senza che noi ne siamo in un qualche modo danneggiati: la regia ci mantiene a debita distanza dai personaggi. Loro soffrono e si disperano, mentre noi attoniti osserviamo la raffigurazione della tragicommedia sulle loro (insulse) vite protetti dalla barriera dello schermo.
Se Succession ha uno sguardo cupo, colmo di rimorso e risentimento efficacemente impresso sui volti di una famiglia dell’alta finanzia altamente disfunzionale, I Soprano ci inganna con il suo temperamento farsesco e spesso condito da tanto humor e con i toni da commedia. A tratti potrebbe sembrare la versione live-action dei Simpson: le incomprensioni tra il padre e il figlio Anthony, il nonno anziano critico e cocciuto (qui sostituito dallo zio Junior, fratello del padre di Tony). E ancora: la figlia Meadow sveglia e intelligente quanto la brillante Lisa; la moglie Carmela ambiziosa come Marge, ma soffocata dal ruolo di casalinga, silenziosa e accondiscendente (oltre che, in questo caso, complice delle azioni del marito).
È un mondo che poi si espande in tutta la cittadina del New Jersey, centro nevralgico e riferimento costante per i complessivi 86 episodi. Similmente a come la serie animata mostrava Springfield nella sua interezza, dalle persone ai luoghi. Davanti a questa grande scenografia, prendono forma come a teatro le vicende verosimiglianti di una famiglia a suo modo felice come tutte (o triste, dipende da che prospettiva si vuole vedere il bicchiere mezzo pieno/mezzo vuoto); a cui si accodano una sequela infinita di volti e personaggi, amici e nemici, conoscenti e comparse.
Potrebbe sembrare troppo, ma non c’è mai un singolo episodio che perda le fila del racconto. Non c’è background che non venga degnamente spiegato e rappresentato, tanto nei fatti quanto psicologicamente. In questo fitto groviglio di storie si insinua il lento (e pesante) percorso di terapia che Tony instaura con la sua psicologa. Un fil-rouge che parte fin dal primissimo episodio uscito nel lontano 1999 e protrattosi fino alla chiusura della serie nel 2007. Quel dialogo portato avanti per anni tra lui e la dottoressa Melfi funge quasi da limbo, una stazione di riflessione per il protagonista.
Un (non-)luogo in cui spesso, e sempre più spesso verso il finale, si osserva una versione di Tony più sincera e schietta, rispetto all’uomo aggressivo e orgoglioso che comanda in famiglia e al lavoro. Traspare una persona consapevole e profonda, capace di ragionare e apertamente critica verso di sè.
Ma poi, tornati alla vita di tutti i giorni, gli affari riprendono con tutte le incombenze del caso, peccati e sbagli compresi. David Chase si diverte a dipingere le sue piccole creature che si dimenano per essere uomini e donne migliori, fallendo miseramente. Si ride proprio per questo, e non poco: a volte viene il sospetto che non si stia guardando una sit-com, una sorta di Friends mascherata da gangster-story.
Tuttavia la satira, sempre accorta e puntuale (tant’è che i discorsi possono benissimo traslare nel 2025 senza alcuna modifica), si lega alla dura realtà della vita vera. I malesseri, i disagi e peggio ancora le malattie, le disgrazie e i lutti sono tangibili e concreti. Influiscono e scavano un solco nel corpo di ciascuno di loro. C’è chi soccombe o chi riesce a fatica a tirare avanti la baracca. O a salvare la scialuppa.
È un terno al lotto: non c’è mai un vinto o un vincitore. A volte la ruota gira a favore di Tony, altre volte no. Stessa cosa per tutti gli altri personaggi. Non aspettatevi di vedere eroi o grandi imprese, non più di quanto si potrebbe facilmente leggere quotidianamente sulla cronaca del giornale all’edicola.
Che altro aggiungere? Se cercate la rappresentazione della vita vera, ma volete ridere di essa e per un’ora dimenticarsi della propria routine; e piuttosto sbellicarsi dalle risate osservando le disavventure altrui invece che le nostre, questa non è un’ottima serie… è la migliore!
E a ricordarci che quello che vediamo potrebbe accadere anche a noi hic et nunc, ci pensa la scrittura di fino, agile e astuta. La quale riesce sempre a piazzare sul finale di ogni singolo episodio una breve sequenza che annulla il dramma appena visto, quasi a smorzare i toni e riportare tutto quanto alla completa e assoluta normalità. Il colpo di genio è però il gran finale del ventunesimo episodio della sesta e ultima stagione: una scena che, niente spoiler, difficilmente verrebbe approvata dai dirigenti avidi di denaro che gestiscono la produzione streaming dettata da un pubblico sempre più bulimico e affamato.
Quel finale inatteso demistifica l’aurea mitica dietro alle storie di mafia, sottraendo enfasi sul crimine che spesso eccede in questa tipologia di racconti. Quante serie, o film, hanno appesantito il carico di dramma con eccesso di pathos, rischiando di scadere nel ridicolo o nel grottesco?
Invece qui si rimane a bocca asciutta, forse pure insoddisfatti. Semplicemente non è il finale come qualcuno si aspettava. Ma il ragionamento alla base è che, dopotutto, la vita va avanti anche dopo la fine mostrata sullo schermo. Rimangono le persone, al di là degli incidenti e degli omicidi efferati appena visti.
David Chase ha probabilmente scelto di concludere in quel modo perché non c’era altra soluzione possibile. Poteva altresì andare avanti a scrivere nuovi episodi come nel caso dei Simpson, arrivando a dieci se non addirittura venti stagioni. Ma a quale scopo, o vantaggio?
Forse è stato meglio così anche per lo spettatore. Il finale arriva di soppiatto, magari cogliendoci alla sprovvista sull’attimo più bello (o più brutto, chissà). Potremmo solo fantasticare su cosa accadrà alle loro vite, ma quel leggero languirono nello stomaco non deve farci venire più fame. Anzi, dovremmo essere felici di averne avuto abbastanza, e piuttosto ricordare quanto buona è stata questa pietanza.
Per chi la volesse ordinare… pardon, guardare, la trovate in streaming su NOW TV e per gli abbonati a Sky. Non perdetevela!
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