Comprendere il nucleare con L’Avvocato dell’Atomo
Sessanta minuti non bastano per esaurire un tema tanto complesso e divisivo quanto lo è quello dell’energia nucleare. Ma Luca Romano, in arte L’Avvocato dell’Atomo, durante la conferenza Comprendere il nucleare organizzata venerdì 28 marzo nell’ambito del Festival Co.Scienza, si è dato efficacemente da fare in sua difesa.
Si comincia dalle basi: cos’è l’uranio, da dove si ricava, come funziona una centrale nucleare; per smentire man mano un buon numero di false credenze che circolano riguardo l’energia nucleare.
Parlando di radiazioni, Romano denuncia in particolare l’esistenza di un doppio standard: l’inquinamento uccide molto più delle radiazioni, ma lo trattiamo con molta meno severità. L’esposizione a dosi molto elevate di radiazioni in breve tempo causa la sindrome acuta da radiazioni e può essere letale; i casi registrati nella storia erano dovuti a incidenti nucleari particolarmente gravi, come quello a Chernobyl nel 1986. Assorbendo le stesse dosi in un tempo più lungo in maniera continuativa, si sviluppa invece la cosiddetta sindrome cronica da radiazioni. Entrambe le sindromi sono effetti deterministici; ma per quanto riguarda la possibilità di sviluppare un tumore, gli effetti delle radiazioni non sono chiari – si è stabilito un rapporto causa-effetto tra lo iodio 131 e il tumore alla tiroide, mentre per tutti gli altri elementi radioattivi non si hanno dati certi. La più probabile conseguenza di un’esposizione alle radiazioni – un fenomeno che avviene quotidianamente ed è assolutamente naturale, ci tiene a ricordare Romano – è di fatto che non accada nulla.
Si passa quindi a fare un po’ di chiarezza su un altro famoso bersaglio di chi teme il nucleare: le scorie radioattive (premettendo che il termine “scorie” è già diffamatorio – sarebbe più corretto parlare di “combustibile irraggiato”). I rifiuti radioattivi si dividono in 3 categorie: a bassa, intermedia e alta attività; e vengono prodotti anche da altre industrie oltre a quella nucleare, tra cui l’industria medica. I rifiuti appartenenti alla prima categoria vengono tenuti in depositi speciali in superficie per un periodo di tempo che può andare da pochi mesi a qualche anno, e vengono poi smaltiti come rifiuti normali. Per gli altri, la soluzione di cui si parla più spesso è lo stoccaggio in depositi in profondità. “Mettere le cose sotto terra a molti non piace – ma l’uranio da dove l’abbiamo preso?” domanda retoricamente Romano. Si tratta del resto di rifiuti solidi, compatti e facili da stoccare; e se a preoccuparci dovesse essere la quantità, ci fornisce qualche immagine visuale per ridimensionare il problema: tutte le scorie radioattive prodotte fino ad ora nel mondo potrebbero stare all’interno di un’area grande quanto un campo da football americano, riempito fino a un’altezza di 3 metri. Se usassimo energia nucleare per tutte le nostre esigenze per il resto della nostra vita, il volume di scorie che ognuno di noi produrrebbe sarebbe circa pari a quello di una lattina di coca-cola. E in realtà una via alternativa allo stoccaggio esiste: consiste nel riprocessamento del combustibile esausto grazie ai reattori FBR.
Per quanto riguarda i costi, è vero che il nucleare ha un alto costo di produzione. “Anche un aereo costa più di una bici, ma se devi andare a Singapore, non ci vai in bici”: le rinnovabili costano meno del nucleare, ma costringono a molte spese aggiuntive. Non significa che non bisogna investire sulle fonti rinnovabili, ma che bisogna farlo con criterio: l’idea di Romano è progettare un mix dove ogni fonte fa la sua parte, cioè dove il nucleare fa da “zoccolo duro” e le rinnovabili coprono il resto.
Ciò che emerge dalla conferenza è, in fin dei conti, l’estrema potenzialità del nucleare nel panorama delle fonti energetiche. E il fatto che l’Italia stenti a riconoscerla è dovuto in larga parte alla conservatività che continua ad affliggere il nostro Paese.