Una Notte al MUSE: la magia della scienza dopo il tramonto
Per una generazione cresciuta, tra i tanti miti, con quel Ben Stiller capace di vivere una notte di magia al museo, la proposta è rimasta allettante da subito: un’intera notte al Muse. Il programma ha contato sull’organizzazione in tandem con il Muse: prima una fase introduttiva, per preparare tutti ad un’esperienza consapevole, poi l’apertura delle porte – dopo qualche minuto di attesa. All’interno del caposaldo trentino nella ricerca, locale e non, non è stata vissuta una parentesi “infantile”, o comunque dedicata a quello che viene considerato generalmente il target del museo, quanto più un momento universitario, più “adulto”. A simboleggiarlo la presenza del contesto para-universitario: da programma, sono presenti Ludimus ma anche quelli di Birrette Esistenzialiste, l’Associazione culturale Glow e Clima3T. Sicuramente una buona sintesi della poliedricità dell’Università di Trento. Chiaramente, la componente culturale non è venuta meno: nonostante il maltempo, che ha impedito l’osservazione delle stelle dal tetto dell’edificio, si è parlato di stelle, ma anche di animali e piante – in particolare durante le visite guidate agli spazi “tropicali”. Buona la presenza, ma soprattutto forte la componente studentesca nell’organizzazione.
Abbiamo avuto l’onore di intervistare Elia Leonardi, uno degli organizzatori principali di questa iniziativa, che ci ha raccontato il dietro le quinte dell’evento e l’impegno necessario per rendere possibile un’esperienza così unica.
Com’è nata l’idea di organizzare “Una notte al MUSE” e cosa la rende speciale rispetto agli altri eventi del festival?
L’idea nasce dal passato: la prima edizione si è svolta nel 2019, poi è stata riproposta nel 2024 e ora nel 2025. L’anno scorso l’evento è stato accolto con grande entusiasmo e un pizzico di nostalgia, e visto il successo, abbiamo deciso di riproporlo per dare l’opportunità ad altre persone di partecipare, dato che i posti sono limitati.
Ciò che rende questa notte speciale è soprattutto l’atmosfera. Mentre gli altri eventi del festival sono singoli appuntamenti – come conferenze, spettacoli, concerti o workshop – “Una notte al MUSE” è un’esperienza immersiva e articolata. Permette di ascoltare conferenze, partecipare ad attività pratiche e scoprire nuove realtà del Trentino, il tutto in un’unica serata che unisce formazione, divertimento e scoperta.
Qual è l’atmosfera che si respira durante la notte nel museo? È diverso viverlo di notte rispetto al giorno?
Dal mio punto di vista di volontario, la prospettiva è sicuramente diversa rispetto a quella di un partecipante. Il museo di giorno e di notte rimane lo stesso nella sua struttura, ma ciò che cambia è la percezione dell’ambiente. Ad esempio, nella grande lobby, che di solito è un luogo di passaggio, di notte si trasforma in uno spazio suggestivo, con il buio all’esterno che crea un’atmosfera completamente nuova. Anche il momento in cui ci si prepara a dormire nel museo è un’esperienza particolare e unica.
C’è stato un momento in cui hai percepito che l’evento stava davvero lasciando un impatto sui partecipanti?
Credo che l’impatto sia stato evidente soprattutto alla fine della serata. Non è facile misurarlo senza un’analisi specifica, ma vedere che tutti avevano partecipato alle attività, esplorato il museo e interagito con le realtà che abbiamo coinvolto è stato molto significativo. Anche il riscontro da parte delle realtà partecipanti e degli stessi organizzatori è stato estremamente positivo, segno che l’evento ha lasciato un segno.
Qual è stata la parte più divertente o inaspettata del tuo ruolo nell’organizzazione?
La parte più divertente è stata sicuramente quella operativa durante la serata: girare tra le attività, vedere tutto prendere vita e percepire l’entusiasmo delle persone. La parte più inaspettata, invece, è stata la collaborazione con il museo. L’anno scorso c’era stata una minima interazione, mentre quest’anno il dialogo è stato molto più proficuo, e questo ci ha resi davvero felici.
Ci sono stati imprevisti particolari durante la notte? Se sì, come li avete gestiti?
Sono felice di dire che non ci sono stati grossi imprevisti! In una serata così ricca di attività, tutto è filato abbastanza liscio. Ovviamente qualche piccolo ritardo c’è stato, ma rispetto all’anno scorso l’organizzazione è stata molto più solida e ha funzionato bene anche in loco.
Se dovessi descrivere “Una notte al MUSE” con tre parole, quali sceglieresti?
Direi “boccata d’aria fresca”. È qualcosa di nuovo, di diverso, che non si vede spesso, né per chi lo organizza né per chi lo vive.
Desideriamo concludere con un sentito ringraziamento al festival Co.Scienza e ai suoi organizzatori per averci dato l’opportunità di essere media partner di questo evento straordinario. È stata un’esperienza arricchente, che ci ha permesso di raccontare e vivere da vicino momenti di grande valore culturale e scientifico.
Ci auguriamo di poter continuare questa collaborazione anche nei prossimi anni, per crescere insieme e portare sempre più persone a scoprire la bellezza della scienza e della conoscenza. Alla prossima edizione!